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Piemonte

Vitigno esclusivo di famose denominazioni quali Barolo e Barbaresco, era citato già nel 1266 a Torino con il nome di Nibiol, probabilmente per la fine peluria che ricopre gli acini conferendogli un aspetto nebbioso. I suoi numerosi antichi sinonimi testimoniano l'importanza di questo vitigno fin dal Medioevo: Chiavennasca (Valtellina), Prunent (Val d'Ossola), Picotendro (Val d'Aosta), Spanna (novarese) ecc.
Si distinguono 4 varietà principali (biotipi): Lampia, il più diffuso; Bolla, praticamente scomparso; Michet, con foglie a denti stretti molto pronunciati; Rosé, con acini più chiari. Io e la D.ssa Anna Schneider abbiamo fatto scoperte inaspettate grazie al test del DNA: il Michet è un Lampia portatore di un virus e il Nebbiolo Rosé è un vitigno a sé stante, figlio naturale del Nebbiolo! Dato che il Nebbiolo Rosé è presente in diverse denominazioni, i regolamenti dovranno essere aggiornati per conservare questo vitigno che apporta una complessità aromatica supplementare se assemblato con il suo genitore.
Il test di paternità ci ha permesso anche di scoprire 8 figli naturali del Nebbiolo: 4 in Piemonte (Bubbierasco, Freisa, Neretto di Bairo e Vespolina), 3 in Valtellina (Negrera, Rossola Nera e Brugnola) e il Nebbiolo Rosé presente nelle due regioni. L'origine geografica del Nebbiolo comprende verosimilmente il Piemonte e la Valtellina.
Varietà molto tardiva e sensibile alle differenze di terroir, il Nebbiolo "viaggia" male e rari sono gli esempi convincenti fuori d'Italia. Caratterizzati da aromi di rose essiccate e liquirizia e da una struttura tannica importante, il Barolo e il Barbaresco necessitano di anni di invecchiamento prima di raggiungere l'apogeo. I vini della Valtellina, dove il Nebbiolo si chiama Chiavennasca, sono meno corposi e meno tannici. Vi si produce il tradizionale Sforzato, un vino passito con aromi di frutti rossi e ciliegie, corposo, né dolce né amaro.
 
Dr José Vouillamoz, settembre 2017